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La storia del CANARINO

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La storia del CANARINO

Messaggio Da verzellino il Mar Dic 20, 2011 8:51 pm

La Storia del Canarino!!!
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da micuzzo il Mar Dic 20, 2011 9:28 pm

Molto interessante il documentario.
Ma non ho capito bene come era congegnato il discorso del monopolio degli spagnoli sul commercio dei canarini.
Cosa facevano? vendevano solo i maschi?
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da verzellino il Sab Dic 31, 2011 4:33 am

Si vendevano solo maschi,dopo la selezione con il cardinalino hanno deciso di allevare il canarino nelle gabbie per poi selezionare altre mutazioni. Mandavano a catturare i canarini un carico e stato liberato nelle vicinanze delle isole Canarie creando una nuova specie di canarino selvatico Verde ora gli spagnoli lo chiamano Timbrado.
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da micuzzo il Sab Dic 31, 2011 11:52 am

Ma in Italia con quali specie vennero incrociati i canarini maschi acquistati dagli spagnoli?
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da verzellino il Mar Gen 03, 2012 10:09 pm

Al epoca in Italia non si vendevano canarini solo dopo la selezione delle mutazioni in europa fù molto popolare il canarino domestico. In italia nacque il Canarino da Forma e Posizione come il ''Giber Italicus''.
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da micuzzo il Mar Gen 03, 2012 10:30 pm

ho trovato questo scritto sulla storia del canarino:

BREVE STORIA DEL CANARINO - Trattato Enciclopedico di Canarinicoltura


Tra le varie specie di canarini selvatici quella da cui
discendono i canarini domestici è originaria delle isole Canarie da cui
questi uccelletti prendono nome (vi sono però esemplari selvatici della
stessa specie anche a Madera e nelle Azzorre).
L'Arcipelago delle Canarie è composto di isole vulcaniche
situate a poca distanza dalla costa nord-occidentale dell'Africa (di
fronte alla costa del Rio de Oro, antica colonia spagnola ora inclusa
nella provincia ispanica d'oltremare del Sahara Spa­gnolo). Il nome «
Canaria » viene dal latino canís (= cane), nome che gli antichi
diedero a queste isole perché vi trovarono una razza di cani
selvatici poi scomparsa. Come si vede, il nome del più popolare
uccellino domestico deriva, sia pur indirettamente, da quello dell'amico
dell'uomo.


L'Arcipelago comprende sette isole maggiori (attualmente suddivise
in due provincie insulari spagnole, la provincia di Las Palmas che
raggruppa le isole Gran Canaria, Fuerte Ventura e Lanzarote ; la
provincia di Santa Cruz de Tenerife con le isole Tenerife, La Palma,
Gomera, Hierro) e sei isolotti minori, pres­soché disabitati, inclusi
nella provincia di Santa Cruz.


Queste isole, chiamate da Tolomeo insulae fortunatorum, erano
ritenute un tempo estremo limite occidentale della Terra. Furono
visitate dai Fenici e dai Cartaginesi che vi si stabilirono, sino a che
non vennero eliminati dai Romani. Rimasero quindi ignote al resto del.
Mondo sino al basso Medioevo, e le notizie riguardanti la riscoperta
appaiono confuse e incerte. Di sicuro sappiamo solo questo : che le
Canarie furono visitate e conquistate dal genovese Lancellotto Malocelli
(o Marocelli), tra il 1310 e il 1319. Dopo una serie di contese tra i
re di Castiglia, di Francia e del Portogallo. la loro conquista ed
esplorazione sistematica fu effettuata dalla Spagna e nel 1427 Enrico
III di Castiglia con­cesse l'Arcipelago al cavaliere normanno Giovanni
di Bethen­court che vi aveva già effettuato diverse esplorazioni sin
dagli inizi del secolo fondandovi anche una colonia. Secondo quanto
riferiscono le cronache reali, il Bethencourt nel 1406 offri alla
regina di Francia Isabella di Baviera dei canarini che, se l'episo­dio
narrato rispondesse a verità, sarebbero stati i primi a venire
introdotti in Europa. Nel 1493 gli Spagnoli ripresero formale possesso
delle Canarie, comprendendole in seguito nel loro do­minio coloniale.
La popolazione indigena, costituita dalla bella e vigorosa razza dei Guanci, resistette
eroicamente all'invasione spagnola preferendo la distruzione al
dominio straniero : è infatti ormai del tutto estinta.


Una volta impadronitisi delle isole gli Spagnoli ne passarono in
rassegna le risorse, com'è costume di ogni conquistatore, e in mancanza
di miniere d'argento e di filoni auriferi puntarono la loro attenzione
sul caratteristico uccellino che popolava in folti stormi le foreste
dell'Arcipelago. Si trattava d'un passeraceo (tuttora allignante nelle
Canarie) dalla colorazione mimetica pre­valentemente verde con tonalità
grigiastre sul dorso e giallastre nelle parti inferiori del corpo
sfumanti in giallo oro sulla gola. Zampe e becco di color carnicino
scuro. Questi uccelli, più pic­coli degli attuali canarini domestici,
prediligono i boschi inter­rotti da radure cespugliate, i giardini e
le macchie fiancheggianti corsi d'acqua ; per l'innato istinto
socievole e confidente erano e sono facilmente catturabili, con
l'impiego di richiami.


Gli Spagnoli non tardarono ad apprezzare il notevole canto
dell'uccellino nonché la sua abbastanza rapida assuefazione alla
vita captiva, tanto che il minuscolo alato divenne in breve og­getto di un florido commercio. Esso fu denominato Canario dagli
Iberici, appellativo che può essere usato anche in lingua italiana
dov'è considerato sinonimo di « canarino ». Nell'aristocrazia ibe­rica
imperò presto la moda del possesso di questi graziosi pen­nuti (le dame
dell'epoca solevano farsi ritrarre con un canarino posato sull'indice
d'una mano, come ci testimoniano gli anneriti dipinti nei vetusti
castelli dell'Andalusia, della Catalogna e della Castiglia) ; il
desiderio di possedere dei canarini non tardò a diffondersi anche in
altre nazioni (limitatamente ai ceti abbienti, stante l'alto prezzo
non alla portata delle altre categorie sociali), e gli
Spagnoli, avendo constatato la facilità con cui il canarino si
riproduceva in gabbia, per non perdere un cosí: proficuo monopo­lio
esportarono solo soggetti maschi. Senza l'intervento del fato questo
regime monopolistico chissà quanto tempo sarebbe durato, ritardando
notevolmente la diffusione del canarino domestico in Europa, ritardo che
avrebbe certamente impedito alla canaricol­tura di raggiungere quei
traguardi di cui oggi giustamente si vanta.


Verso la metà del XVI secolo - l'anno preciso non si conosce - una
nave spagnola con rilevante carico di canarini di fresca cattura,
mentre era in rotta per Livorno fu sorpresa da un uragano che la mandò a
naufragare sugli scogli dell'isola d'Elba. I canarini riacquistarono
cosí la libertà (forse le gabbie furono aperte dai marinai prima
dell'abbandono della nave o forse si sfasciarono nell'urto) e presero
stanza nella bella isola tirrenica che con il suo dolce clima costituiva
per essi una residenza ideale. Qui i canarini si acclimarono
benissimo, riproducendosi ed in­crociandosi anche con dei fringillidi
nostrani (secondo alcuni naturalisti il Verzellino sarebbe appunto il
frutto di uno di questi incroci).

Dall'isola d'Elba i canarini non tardarono a diffondersi in
buona parte dell'Europa, diffusione dovuta principalmente agli
Italiani, i quali ne curarono l'allevamento e fecero largo commercio
dei soggetti nati in prigionia.
Esistono anche delle versioni un po' differenti a proposito
dell'introduzione in Europa del canarino. Secondo l'Olina la nave
spagnola sarebbe naufragata ad ovest dell'isola d'Elba, in alto mare, e
sarebbe stato il vento a spingere i canarini, levatisi in volo dopo la
liberazione, verso l'isola ch'era la terra ferma più vicina. Se questa
versione non è sostanzialmente diversa dalla prima, del tutto differente
è quella data dal Berthoud secondo cui i primi canarini furono
importati in Europa solo nel XVI secolo dall'inglese Walter Raleigh che,
tornando da un viaggio alle Canarie, nel 1580 ne portò alcuni, in una
gabbia di fili d'oro, in regalo alla regina Elisabetta. La sovrana
dapprina non fu entusiasta di questi volatili a causa del modesto
piumaggio, ma dopo averli sentiti cantare ne rimase conquistata si che
da quel momento i canarini divennero i suoi animali favoriti. Si dice
an­che ch'ella rimase in seguito molto stupita del fatto che le piume
di questi uccelletti andassero cambiandosi, nidiata dopo nidiata, anno
dopo anno, assumendo una tinta giallo pallida al posto di quella
verde-grigia originale.

Si gridò al miracolo e Shakespeare in uno dei suoi poemi la
allusione a questa trasformazione « do­vuta agli sguardi di una
sovrana più potente per produrre dell' oro che il sole dell'Atlantico
». La regina Elisabetta dopo questo fatto amò ancor di più i suoi
canarini, ne prese cura speciale, distribuendone ogni tanto qualche
coppia ai suoi favoriti, i quali si disputavano questo ambito segno di
benevolenza regale.


Questa la versione inglese dell'introduzione del canarino in
Europa, da ritenersi infondata. In realtà il Berthoud confonde la prima
importazione di canarini in Gran Bretagna con quella in Europa, il che è
tipico degli Inglesi ; non dimentichiamo che l'autorevole « Times » un
giorno di nebbia fittissima, che rendeva impossibile la navigazione,
pubblicò a tutta pagina il seguente titolo : « Nebbia sulla Manica. Il
Continente isolato D. Del resto il fatto stesso della mutazione di
colore insorta a breve distanza dall'importazione dei soggetti selvatici
starebbe a dimostrare l'infondatezza storica di quanto riferito dal
Berthoud. La prima ver­sione da noi riportata è quella più attendibile,
accettata comunemente dalla maggioranza degli Autori e se qualcosa di
vero c'è nella versione inglese, appare evidente che il Raleigh si
limitò a portare in regalo alla sua regina dei canarini nati in cattività, discendenti da un ceppo riproducentesi in gabbia già damolte generazioni.


Tornando al processo di diffusione del canarino in Europa, bisogna
dire che dopo gli Spagnoli e gli Italiani, furono i Tede­schi a
divenirne i maggiori produttori, dando vita ad un florido commercio che
durò con crescenti fortune dalla metà del XV secolo ai primi decenni del
XIX secolo. I principali centri d'allevamento si trovavano nella
Germania meridionale e nell'alto Tirolo, donde negozianti girovaghi
partivano per recarsi nelle va­rie nazioni europee a vendere i loro
canarini, raggiungendo ance la Svezia, la Russia, la Turchia e
l'Egitto. Il borgo minerario ti­rolese di Imbst fu uno dei primi
importanti centri di produzione dei canarini ; i contadini e i minatori
scendevano in Italia ad ac­quistare canarini di cui poi curavano la
riproduzione ; i soggetti allevati venivano venduti da merciaioli
ambulanti che ogni anno si riunivano prima di mettersi in viaggio per
l'Europa portando sul dorso, secondo quanto ci è riferito, delle gerle
ricolme di canarini per un valore di circa 350 fiorini e recando seco
una certa somma (in genere equivalente al valore dei pennuti da
sme­ciare) destinata all'acquisto di altri canarini nei vari centri
della Germania. Questi venditori ambulanti partivano da Imbst ai pri­mi
di agosto e ritornavano all'epoca della quaresima e in en­trambe le
occasioni veniva fatta una festa popolare.


A Norimberga ai principii del diciassettesimo secolo venivano
allevati più di ottomila canarini all'anno, per lo più da artigiani, la
vendita di questi canarini di Norimberga dovette in seguito ampliarsi
di molto dato che le cronache riferiscono che le auto­rità si videro
costrette ad emanare severe leggi contro mercanti disonesti che
vendevano canarini comprati in altri luoghi spac­ciandoli per « veri
norimberghesi ». Solamente mercanti stranieri noti per
la loro onestà avevano il permesso di acquistare canarini in Norimberga
e alla loro partenza dovevano farsi rilasciare un certificato
indicante quanti erano i soggetti acquistati per l'esportazione.
In seguito pur restando la Germania il principale centro di
produzione del canarino (si calcola che agli inizi di questo secolo la
Germania esportasse circa un milione di canarini all'anno, per un
valore di almeno sei milioni di lire) importanti allevamenti di questi
uccelletti domestici sorsero anche in altre nazioni euro­pee sotto la
spinta della sempre crescente richiesta non solo dei mercati europei ma
anche di quelli d'America, d'Australia e fi­nanco di alcuni paesi
asiatici come l'India.


A circa un secolo di distanza dalla loro introduzione in
Eu­ropa, negli allevamenti di canarini si verificarono variazioni
nel­la colorazione del piumaggio dapprima in un modesto numero di
soggetti ed in seguito, dato che tali modificazioni cromatiche erano
dominanti ed a carattere ereditario, in scala sempre maggiore finché un
nuovo colore, il giallo, prese decisamente il sopravvento sugli
originali colori del mantello. La causa di questa variazione di colore,
limitata ai soggetti allevati in cattività, si può far risalire al
verificarsi di una o più mutazioni, insorte spontaneamente, nei geni che presiedono alla colorazione del piumaggio. Le mutazioni non si limitarono al " fattore"colore
ma interes­sarono in seguito anche la mole e la disposizione delle
piume e persino leggere modifiche a carico della struttura somatica di
questi uccelli (nel XVIII secolo nei canarini allevati in Inghi­terra
nella contea di Lancashire si verificò una seconda anomalia, la
comparsa del ciuffo sul capo). I fattori determinanti quelle mutazioni
possono essere stati molteplici : fra questi certamente il regime
alimentare e l'habitat artificiale. Ma fu soprattutto l'uomo,
con il suo desiderio di ottenere soggetti che si distinguessero per
qualche particolarità dalla massa, praticando a tale scopo opportuni
incroci, a sfruttare e ampliare queste mutazioni sorte per caso,
giungendo cosí a creare razze di canarini che si differenziano talmente
dall'originario uccelletto selvatico (Serinus canarius) da indurre il profano a dubitare di questa discendenza.


* * *


Per quanto concerne la bibliografia del canarino, i primi
accenni al volatile — ossia ai soggetti dal piumaggio prevalentemente
verde, importati direttamente dalle Canarie o riprodotti in gabbia da
poche generazioni ed aventi quindi aspetto simile a quelli selvatici —
si trovano nel « Icone avium omnium de avium natura » del Gesner e nella « Histoire de la nature des oiseaux » editi rispettivamente a Zurigo ed a Parigi nel 1555.


Una diffusa descrizione del canarino con rozza illustrazione si trova poi nell'opera dell'Aldrovandi « Ornithologiae » in dodici libri (Bologna 1599-1603) ; nel 1601 Antonio Valli da Todi ne fece trattazione in un'opera intitolata « Il canto degli uccelli » ; altra descrizione corredata d'illustrazione si trova nel libro


  1. Uccelliera » dell'Olina, edito a Roma nel 1622.

Fra i libri che in seguito trattarono del canarino segna­liamo : « Ammaestramento per allevar, pascere e curare gli uc­celli » del Manzini, edito a Milano nel 1645 ; « Traité du serin canari et autres petits oiseaux de voliere, avec la maniere de les élever et de guèrir leurs maladies » edito da Claude Prudhom­me a Parigi nel 1707 ; il « Nuovo trattato utilissimo de' canna­rini » dell'Hervieux, edito a Venezia nel 1724 (traduzione della precedente edizione originale in francese del 1713, il « Traité des serins de Canarie) ; « I canarini » del da Persico, Verona 1728 (poemetto che insegna come allevare i canarini) ; « Orni­thogonia, ovvero la cova de' canari, per facilitarne la moltipli­cazione, educarli e mantenerli sani » di Farmacopio, edito a Ro­ma nel 1759 ; « Amusement des dames dans les oiseaux de vo­liere ou traité des oiseaux qui peuvent servir d'amusement au beau sexe » del Buchholz, Parigi 1785 ( ristampa di precedente edizione) • « Ornitologia, ovvero la cova de' canarj per facilitar­ne la moltiplicazione, educarli e mantenerli sani » opera di frate Basilio, Roma 1794 ; nel 1822 a Milano vengono editi due libri con lo stesso titolo « Trattato delle malattie degli uccelli e dei diversi metodi di curarle », uno del Bossi e l'altro del Silvestri ;


  1. L'Art de multiplier les serins », Paris, Baudoin, 1828 ; « Der Gesang des Harzer Hohlrollers », Stuttgart 1876 ; « L'ornitojatria o la medicina degli uccelli », Rivolta-Delprato, Pisa 1880 ;
  2. Der Harzer Kanarienvogel », Brander, Stettino 1888 ; « Trattato completo delle malattie e dell'allevamento di tutti i volatili e degli uccelli di aggradimento », Balduzzi, 1891 ; « Katechismus der Kanarienzucht », Lauener e Grosse, edito da Lauener a Lipsia nel 1895.

il sito è il seguente:
http://www.feo-italia.it/pag%20breve%20storia%20canarino/pag%20breve%20storia%20canarino.html

secondo questo testo il verzellino che si trova in Italia allo stato selvatico potrebbe essere pure lui un discendente dei canarini selvatici.
Il canarino, se non ricordo male, si può incrociare pure con i cardellini?
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Re: La storia del CANARINO

Messaggio Da verzellino il Sab Gen 07, 2012 11:29 pm

Infatti varie mutazioni del Canarino sono passare al Verzellino. Si l'ibrido si chiama incardellato nella sezione piccoli animali ho postato il suo magnifico canto.
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